1. Raccontaci un po’ di te.

Sono nato nel 1962 e vengo da Rivoli, un grosso centro alle porte di Torino. Ho lavorato per molto tempo come giornalista locale e poi come corrispondente dall’estero. La mia formazione universitaria è quella dello storico, con una passione per la storia latinoamericana, materia di studio che ho applicato prima al mio lavoro di reporter e poi a quello di scrittore. Qui in Costa Rica ho aperto nel 1995 un’azienda che si occupa ancora oggi della produzione di marmellate, con una presenza abbastanza importante sul mercato centroamericano. Inoltre, nel 1999 sono entrato alla Dante Alighieri, dove ricopro il ruolo di direttore didattico. Insegnare la lingua e la cultura italiana è un’esperienza che arricchisce molto, che ti dà la sensazione quotidiana di stare facendo qualcosa di importante non solo per se stessi ma per l’intera comunità.

  1. Cosa ti ha spinto a trasferirti in Costa Rica?

Diversi fattori, a cominciare dalle necessità di trovare un equilibrio interiore. A quel tempo, era il 1993, pur avendo già vissuto esperienze importanti, sentivo la necessità di completare il percorso formativo della mia vita in maniera il più possibile gratificante. Puoi nascere nel posto più bello del mondo, e l’Italia lo è, però se non esistono gli stimoli, non puoi accontentarti e rassegnarti, ma hai il dovere di vivere la tua vita appieno. Altrimenti, poi ti trovi a un certo punto a lamentarti di aver sprecato il tempo. La Costa Rica rispondeva alle mie esigenze e ora posso dire che il tempo mi ha dato ragione.

  1. Come si vive in Costa Rica da italiano?

Prima di tutto, ho sempre pensato che un italiano che vive all’estero abbia una grossa responsabilità, essendo latore di una cultura eccezionale. Purtroppo non tutti i miei connazionali ne sono coscienti e si comportano in maniera indisponente, dando un pessimo esempio. Invece, dovremmo ricordarci che ognuno di noi è un potenziale ambasciatore del nostro Paese: siamo ospiti, dobbiamo rispettare chi ci ha accolto e quindi offrire la migliore versione di noi stessi. Poi, per rispondere alla domanda, da italiano vivo mantenendo le buone abitudini di casa: mangio bene, seguo il calcio, frequento un piccolo circolo di connazionali e di ticos, passo molto tempo in famiglia.

  1. Parlaci dei tuoi romanzi/libri.

Ho pubblicato il primo libro venti anni fa e da allora ho pubblicato con regolare frequenza. All’inizio, complici anche il lavoro di giornalista e le competenze sull’America Latina, mi occupavo di saggistica. Poi, ho fatto la scelta di dedicarmi solo più alla narrativa. Credo di essere un autore un poco anomalo, visto che scrivo e pubblico sia in italiano che in spagnolo. L’ultimo mio lavoro, “La ira en el manglar”, è uscito l’anno scorso per Uruk Editores. Nei miei libri cerco di affrontare temi di attualità, non credo alla letteratura come esercizio di isolamento dalla realtà, piuttosto la vedo come un’arma che permette di presentare e denunciare situazioni scomode.

  1. Che consigli daresti a un italiano che desidera trasferirsi in Costa Rica?

Gli direi che trasferirsi in un paese straniero è un passo molto importante e, quindi, da essere valutato in tutte le sue sfumature. Lasciare casa è prima di tutto una scelta profonda, per cui la decisione non può essere frutto di un capriccio o di un malessere momentaneo. Bisogna lasciare da parte l’idea romantica da paradiso tropicale e concentrarsi sul proprio futuro. L’esito del successo sta sempre nel lavoro e nella perseveranza, a qualsiasi latitudine ti trovi.

  1. Cosa ti manca di più dell’Italia?

I legami famigliari. Sono andato via quando avevo trentun anni, per cui mi sono lasciato dietro un vissuto eterogeneo e significativo. Comunque, per riassaporare l’Italia ci sono le vacanze anche se, dopo tanti anni di assenza, il Paese è profondamente cambiato e non in meglio.

  1. Qual è il tuo posto preferito in Costa Rica?

Sarò poco originale, ma è casa mia. Vivo in campagna e mi sono circondato di tutto ciò che ho sempre desiderato, a cominciare da una bellissima famiglia. Per quanto riguarda il Costa Rica è un Paese straordinario dal punto di vista naturalistico. Ci sono certi luoghi dove davvero ci si può sentire in pace con se stessi. Nel mio vissuto personale citerei playa Penca, Bajamar, playa Grande, posti legati essenzialmente al mare.

Maurizio Campisi
MAURIZIO CAMPISI

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